Giovani Orfei crescono, la saga continua

La dinastia circense più amata dagli italiani vanta talenti fulgidi e ben più che promettenti. In varie discipline della pista (e del cielo) e con varie modalità di apprendimento e di presentazione. Ma con un comune denominatore: l’arte di piacere al pubblico e sviluppare carisma e personalità.

In principio fu Moirina. Ultimo venne Brando. Giovani Orfei crescono, ed è una fortuna. La celebre dinastia che, insieme ai Togni, ha scritto le pagine più importanti della storia del circo italiano negli ultimi cento anni, continua a sfornare talenti. Artisti come Moira Junior, Walter Junior, Alexander, Manfredi, Cristian (e domani Brando e Christian) che si affermano già da giovani ai più alti livelli, vincono premi, ottengono riconoscimenti prestigiosi, e soprattutto garantiscono la continuità di un’arte antica, come le discipline circensi, e di un nome storico che è in tutto il mondo un orgoglio italiano e un marchio di garanzia.

Moirina – mi perdonerà se la chiamo ancora così, ma era solo per distinguerla dalla grande nonna quando era ancora viva – fu l’apripista della nuova generazione degli Orfei. Figlia di Lara a sua volta figlia della grande Moira, cavallerizza, trapezista, equilibrista, acrobata, giocoliera, Clown d’Argento a Monte Carlo, splendida cinquantenne tuttora in pista con il circo che porta il suo nome, Moirina ha iniziato a quattro anni a fare l’acrobata come agile in un mano a mano con il padre, Micha Malachikine, un talentuoso acrobata del circo di Mosca, e a soli sei anni ha debuttato in pista. A undici calcava già palcoscenici prestigiosi come quello della Biennale Teatro di Venezia nello spettacolo della Compagnia de Calza I Antichi, La sorella segreta di Marco Polo. Padre russo e marito ucraino (perché al circo non c’è la guerra), Moirina oggi è una giovane signora di 30 anni, madre di un bimbo (Christian) nato l’anno scorso. Pratica diverse discipline acrobatiche, da numeri di mano a mano con i fratelli Alexander e Walter (uno dei rari casi in cui è una donna a fare da porteur) fino a un vorticoso e originale hula hoop riletto in chiave acrobatica. Recentemente ha voluto rendere un omaggio alla nonna, alla quale assomiglia molto, riportando in pista, sotto la guida esperta di un fuoriclasse come Alessio Fochesato, il celebre numero delle colombe “tale e quale” lo faceva la leggendaria Moira. “Non potrò mai sostituire mia nonna –sorride – ma vorrei tenere vivo il suo ricordo attraverso di me”. Il primo dei suoi fratelli, Walter, che di anni ne ha 25 (i loro nomi, casomai qualcuno si fosse distratto, sono un omaggio ai celebri nonni Moira Orfei e Walter Nones), è un apprezzato verticalista. Il suo numero con la colonna, un mix di potenza e raffinatezza, è uno dei più interessanti in circolazione. Collabora anche con la madre Lara nei numeri di magia.

Il terzo figlio di Lara, Alexander detto Sasha (è il diminutivo del suo nome in russo), 14 anni, ha preso invece le vie del volo. Dopo aver iniziato anche lui con il mano a mano, prima col padre, poi con fratello e sorella, e quindi come verticalista, sembra aver trovato la sua strada come acrobata alle cinghie aeree. Il suo numero, molto raffinato, un concentrato di forza e di eleganza, gli è valso l’anno scorso il primo premio all’edizione italiana del Circus Talent Festival. Moira Junior, Walter Junior e Alexander Malachikine lavorano tutti al circo di mamma. “Sono orgogliosa dei miei tre figli –dice Lara Orfei – sotto ogni punto di vista, e non solo perché sono bravi, hanno imparato bene, ma perché desideravo proprio che facessero questo mestiere, e volevo anche che al tempo stesso studiassero. Cosa che hanno fatto, tutti e tre, e che mi rende molto felice”.

Sarà anche un caso, ma un altro dei vincitori del Circus Talent è anch’egli un giovane Orfei, un cugino: Manfredi Nones Orfei, 14 anni, figlio dell’attrice Brigitta Boccoli e del domatore e cavallerizzo (ma anche acrobata in gioventù e calciatore di talento) Stefano Nones Orfei, fratello di Lara, figlio di Moira Orfei e Walter Nones, più volte premiato a Monte Carlo, considerato uno dei più grandi addestratori di animali al mondo. Anche Manfredi ha cominciato da piccolissimo a interessarsi a tutti gli animali, in particolare agli elefanti, con i quali ha debuttato quando aveva solo cinque anni. Ed è con l’elefantessa Katia (lei di anni ne ha 47), l’ultimo pachiderma rimasto del gruppo di quelli che avevano lavorato con Moira, che Manfredi ha preparato il numero con cui ha vinto il festival dedicato ai giovani talenti, e con cui si esibisce attualmente al circo Rony Roller, dove papà Stefano è la star, coltivando il sogno di riaprire il circo intitolato a nonna Moira.

Tipino deciso, dal carattere forte (anche se meno impulsivo di papà), Manfredi si occupa di tutti gli animali e di tutti i problemi del circo, dalla regia dello spettacolo alla gestione delle scuderie, non disdegnando di cimentarsi anche in altre discipline. Si esprime già bene nella giocoleria (cinque palline), ma il suo sogno è di mettere in piedi una formidabile troupe di volanti, insieme a suo cugino Sasha, figlio di Lara, a una sua amica e al fratellino Brando quando sarà più grande. Anche se, data la sua rispettabile altezza (1.87), sarà preferibile che pensi a ritagliarsi un ruolo da porteur piuttosto che da agile. “Mi ci rivedo molto in lui – si illuminano gli occhi di papà Stefano – vive solo per il circo, parla di circo tutto il giorno”. Anche Brando, quattro anni appena, l’ultimo arrivato, sembra già pronto, a giudicare dalle prime acrobazie che compie e da come se ne va in giro tutto spavaldo con una frusta vecchia di mezzo secolo, quella di nonno Walter. Arriva in pista per il finale dello spettacolo e sta in piedi, in equilibrio, prendendosi più applausi di tutti, sulle mani del padre.

Di cugino in cugino, si arriva a un altro interessante giovane talento degli Orfei, l’acrobata Cristian, 25 anni, anche lui, come molti ragazzi del circo, figlio d’arte: il padre è il celebre addestratore di cavalli e di elefanti (ma anche acrobata e clown in gioventù) Paride Orfei, figlio di Nando Orfei e Anita Gambarutti, la madre è la brava acrobata aerea bulgara Snezhinka Nedeva. Bel ragazzo, elegante, distinto, riservato, fisico scultoreo coltivato con cura, studioso e appassionato di cinema (ha realizzato un interessante documentario, A s’arcordèn sui rapporti tra Federico Fellini e suo nonno Nando), Cristian ha iniziato all’età di quattro anni a prendere lezioni di discipline acrobatiche, sia a terra che in aria, specializzandosi nel corso del tempo come acrobata, equilibrista al rola-bola (specialità in cui eccelle e che continua a preferire), ai globi, porteur nel passo a due, nel mano a mano, nelle cinghie aeree in coppia. Si è formato all’accademia di arti circensi della scuola del Piccolo Circo dei Sogni di Peschiera Borromeo (Milano), fondata e diretta da suo padre Paride, di cui è direttrice artistica e insegnante di discipline aeree la madre Snezhinka, e dove lui stesso è adesso insegnante di acrobatica a terra ed equilibrismo avanzato. Come Paride e Stefano avrebbe potuto fare il calciatore, era (è) molto dotato: formatosi nel Pergocrema come difensore centrale e terzino destro, è arrivato a giocare in serie D nel San Colombano. Poi, racconta, “a un certo punto ho dovuto scegliere tra il calcio e il circo, e ho scelto il circo”. Anche se, diversamente dal papà e dal nonno, non ha mai pensato di addestrare gli animali, che pure adora. “Avrei scelto i cavalli”, confida. A calcio gioca ancora per diletto (come Stefano) nel campionato delle squadre dei circhi (partite come battaglie…), e all’insegnamento alterna performance acrobatiche in spettacoli di circo e teatro in varie città, tra cui quelle prestigiose all’International Salieri Circus Award del Teatro Salieri di Legnago, al CircoTeatro Ambrosiano del Teatro Gerolamo di Milano, al Golden Circus di Roma, alla festa della Ferrari a Maranello, a Domenica In con Pippo Baudo. Non è stato suo padre, dunque, a vietargli di fare gli animali, come fece invece suo nonno Nando, quando proibì a Paride di diventare, come lui, domatore di belve feroci. “Troppo pericoloso”, gli aveva detto. Paride in realtà non pensava a tigri e leoni. “Di domatore ce n’era già uno in famiglia, era mio padre ed era il migliore di tutti – ricorda – così iniziai a lavorare con gli elefanti e con i cavalli”. Quella degli elefanti fu un’idea che gli era stata suggerita dalla “concorrenza”: “Me l’aveva consigliato Flavio Togni, eravamo – e siamo – molto amici”. Alla faccia della rivalità tra le due grandi famiglie del circo italiano. Giovani Orfei crescono. E continuano a farlo accanto a giovani Togni. In alto i calici, il futuro è assicurato.

(di Roberto Bianchin – Tratto da www.circo.it del 07.09.2023)

 

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